rileggere Alba De Céspedes
Alba De Céspedes nasce a Roma da madre italiana e padre ambasciatore di Cuba in Italia, per qualche mese fu anche presidente di Cuba. Figlia di genitori che si sono amati talmente tanto da farla sentire a volte un’intrusa nel loro rapporto. Sua madre sposa Carlos Manuel dopo una prima separazione, come succede ad Alba che sposa sedicenne un rampollo dell’aristocrazia romana per poi divorziare poco dopo, a Cuba, e ottenere l’annullamento in Italia. Dal primo matrimonio ha un figlio, che tira su praticamente da sola, malgrado un secondo matrimonio con Franco Bonous, un diplomatico con cui ha un rapporto travagliato che ispira molti dei suoi romanzi.
Scopre la scrittura prestissimo, suo padre leggerà a sua insaputa una sua poesia composta a sette anni. Chiamata dal padre, dopo la lettura, lei è intimorita, teme un rimprovero e invece lui si complimenta dicendole che da quel che ha appena letto, lei non smetterà mai più di scrivere.
Da subito sa che deve lavorare per mantenere sé stessa e il figlio con cui vive, prima in un pensionato, poi in un appartamento. Sono le numerose collaborazioni con giornali e riviste che rappresentano la sua primaria fonte di guadagno.

Il suo primo successo letterario è “Nessuno torna indietro”, romanzo incentrato sulla vita di otto donne, ispirato alle vicende vissute nel pensionato in cui vivono. Questo è anche il suo esordio con Mondadori, il romanzo riceverà il premio Viareggio, premio poi ritirato e infine interverrà la censura fascista, con le accuse di rappresentare donne troppo libere e indipendenti. Malgrado tutti i detrattori il romanzo ottiene un ottimo successo di pubblico e l’editore continuerà a stamparlo.
Ma il vero successo arriva con il romanzo “Dalla parte di lei”, uscito nel ’49 e ripubblicato sempre da Mondadori nel 2021.
Il romanzo narra le vicende di Alessandra, una donna che ha vissuto un rapporto di vera e propria adorazione nei confronti di una madre, donna dai tratti quasi fanciulleschi, che vive una vita tormentata e funestata dalla depressione, accompagnata a momenti di esaltazione. Ha un rapporto più difficile con un padre certamente più pragmatico e meno capace di spontaneo entusiasmo. La narrazione, sotto forma di confessione, accompagna la donna dall’infanzia fino all’età adulta e, restando appunto sempre dalla sua parte, prende in esame i rapporti con i genitori, poi con gli uomini fino alla sua relazione con un marito, Francesco, scostante e impegnato nella carriera e nella lotta partigiana, indolente e distaccato nella vita coniugale. Dopo i primi momenti di trasporto vive con pigrizia il ménage matrimoniale. Alessandra pensa che il matrimonio non debba andare così, anzi cerca in tutti i modi di far funzionare quel rapporto ma è ipercritica, troppo sensibile a ogni minimo mutamento. Inoltre è assediata dalla corte di un altro uomo con cui non ha il coraggio però di tradire il marito, perché vive nella speranza di un mutamento che non avviene. Sullo sfondo c’è la guerra, ma vissuta marginalmente, o meglio per il marito l’opposizione al regime è un impegno costante, per lei una noia che lo allontana da lei e ci si impegna più per dovere che per reale convinzione, perché la sua continua fissazione è l’analisi dei piccoli cambiamenti della loro relazione e la misurazione dell’allontanamento da parte del marito.
Questo è un romanzo intimo che scende a fondo nella psicologia femminile, senza farne una tesi ma esasperando dinamiche in cui ognuno si ritrova. Il finale è tragico, come preannunciato nelle prime pagine. Il memoriale viene scritto a fatti avvenuti. Tra i commenti arrivati per lettera ad Alba quando il romanzo diventa un best seller, c’è una lettrice che afferma che lei l’avrebbe ucciso cento pagine prima il marito, ma la stessa Alba sostiene che il vero assassinio non sia stato quello nei confronti del marito, ma che l’intenzione fosse quella di uccidere il padre vendicandosi del dolore che aveva provocato alla madre stessa, morta suicida.
Le fortune letterarie di De Céspedes partono da questo romanzo e s’incentrano sulla capacità di raccontare e contestualizzare una condizione femminile non stereotipata e non pretendere mai di farne un trattato, ma piuttosto una narrazione in cui ciascuna si possa identificare, anche oggi, seppur con luci e ombre. Nel profondo le dinamiche che ci muovono possono confluire nel racconto di quel pozzo in cui tutte noi tendiamo a cadere, che è il nostro punto debole ma anche la nostra forza, come nel celebre dibattito con Ginburg.
De Céspedes, oltre ad aver svolto tutta la vita il mestiere di scrittrice, è stata una animatrice culturale e ha ricoperto ruoli insoliti per una donna, come quello fondatrice e direttrice della rivista Mercurio, che fu la prima della storia italiana a unire politica arte e scienza.
Dopo un lungo periodo di oblio, ingiustificato per una scrittrice tanto popolare, la sua opera è tornata in libreria e questo è un invito a riscoprirla.
